Codice Appalti, una semplificazione o un tranello all’Anticorruzione?

E’ bufera sulle dichiarazioni del presidente di Anac Giovanni Busia. Il numero uno di Anac aveva allertato, riferendosi al nuovo Codice degli Appalti approvato dal Consiglio dei Ministri, che bisogna essere cauti sullo “spostare l’attenzione solo sul ‘fare in fretta’, che non può mai perdere di vista il ‘fare bene’. Semplificazione e rapidità sono valori importanti, ma non possono andare a discapito di principi altrettanto importanti come trasparenza, controllabilità e libera concorrenza, che nel nuovo Codice non hanno trovato tutta l’attenzione necessaria, specie in una fase del Paese in cui stanno affluendo ingenti risorse europee”. Un monito che ad alcuni è sembrato eccessivo, tanto da chiederne la testa. 

Stefano Locatelli, responsabile Enti Locali della Lega, ha commentato in mattinata: “Gravi, inqualificabili e disinformate dichiarazioni del presidente Busia sul Codice Salvini: se parla così di migliaia di sindaci e pensa che siano tutti corrotti, non può stare più in quel ruolo. Busia ha dei compiti di controllo, invece certifica di essere prevenuto, non neutrale e quindi non credibile”. Una esplicita richiesta di fare un passo indietro. Eppure il problema esiste.

Numerose gare d’appalto con il nuovo Codice sarebbero “incontrollabili” e su questo il Movimento 5 Stelle ha già preannunciato “barricate”. In particolare, fano notare, che le soglie per gli appalti di dimensioni minori, che sono la maggioranza, sfuggirebbero alla lente di controllo dell’Anticorruzione e gli affidamenti diretti avrebbero soglie troppo elevate. Il pd Andrea Orlando, ex ministro del Lavoro, ha fatto notare che con il nuovo Codice “il 98% delle opere pubbliche sarà realizzato senza gara. Un enorme favore alle mafie”.


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