“Adorna il Paese chi vi giunge con lingue e culture differenti”. Il Papa in Ungheria parla di migranti. E si scaglia contro aborto e cultura gender

​”Giungo come pellegrino e amico in Ungheria, Paese ricco di storia e di cultura; da Budapest, città dei ponti e dei santi, penso all’Europa intera e prego perché, unita e solidale, sia anche ai nostri giorni casa di pace e profezia di accoglienza”. Con questa frase Papa Francesco, in visita in Ungheria ha firmato il libro d’onore del Palazzo presidenziale.

Nel suo primo discorso, parlando di migranti, ha fatto riferimento al primo Re d’Ungheria, (Santo) Stefano, che al figlio diceva che “adorna il Paese chi vi giunge con lingue e culture differenti. Un Paese che ha una sola lingua e un solo costume è debole e cadente. ​Per questo ti raccomando di accogliere benevolmente i forestieri e di tenerli in onore, così che preferiscano stare piuttosto da te che non altrove”.

Proprio sui migranti il Papa ha parlato di “meccanismi condivisi” da adottare e “sfida epocale che non si potrà arginare respingendo”. “Nel dopoguerra – ha continuato il Pontefice – l’Europa ha rappresentato, insieme alle Nazioni Unite, la grande speranza” per prevenire i conflitti “ma non è stato così”. “Oggi pare di assistere al triste tramonto del sogno corale di pace, mentre si fanno spazio i solisti della guerra”.

“In generale sembra essersi disgregato negli animi l’entusiasmo di edificare una comunità delle nazioni pacifica e stabile, mentre si marcano le zone, si segnano le differenze, tornano a ruggire i nazionalismi e si esasperano giudizi e toni nei confronti degli altri”. E sull’Ucraina: “Dove sono gli sforzi creativi di pace?”.

In terra ungherese il Papa ha anche voluto sottolineare la sua posizione e quella della Chiesa su cultura gender (“che elimina le differenze, ​via nefasta delle colonizzazioni ideologiche”) e aborto (“un insensato diritto, è una tragica sconfitta”).

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