Il Poverello e la nobile romana. Il romanzo di Francesco e Jacopa

Nella città francescana, dalle antiche grotte del Cantinone, nell’Osimo underground, è emersa ieri, nel corso della presentazione del libro ‘Jacopa dei Settesoli/La ricca amica di Francesco’ di Lucia Tancredi (Citta’ nuova, editore), una nuova dimensione dell’Alter Christus, del Santo più venerato d’Italia e nel mondo cattolico. “Non era forse Gesu’ legato alla Maddalena?” si è chiesta l’autrice. Che ha illuminato diversamente dalla tradizione il rapporto tra Francesco e Jacopa, la bellissima nobildonna romana, signora di Castelli e terre, vedova a vent’anni del nobile e ricchissimo Frangipane e da allora (ma inutilmente per i tanti aspiranti) il più bel partito nella Citta’ Eterna.

Quando s’incontrano Francesco ha 27 anni, Jacopa, 20. Tra il Poverello d’Assisi e la nobildonna che lui chiamava ‘fratre’ sarebbe dunque esistito, per la scrittrice maceratese d’origine pugliese (che per l’occasione ha risciacquato i suoi panni nel monastero francescano di San Marco in Lamis), un rapporto intenso durato sino alla fine, sul modello del Fin Amor, l’Amor Cortese della tradizione provenzale.

“Non era forse francese la madre di Francesco, madonna Pica, e Giovanni alias Francesco non venne forse da lei allevato nello spirito della Cavalleria delle Corti d’Oltralpe?”. Jacopa insomma non era solo l’abile ‘pasticcera’ della documentazione storica pervenuta fino a noi, pronta con dolcetti (pasta di mandorle e miele) così amati dal Santo da richiederli in punto di morte. “Jacopa e’ stata sempre vicina a Francesco, molto più di Chiara chiusa a San Damiano. Chiara è l’altra meta’ del Poverello, Jacopa l’esatto contrario e dunque una presenza costante e profondamente in comunione con lui”.

Un’opera intrigante, un romanzo storico dove il verosimile e l’indagine suturano i grandi vuoti che i testi ufficiali evidenziano rispetto alle biografie del Poverello e della nobile romana. Che riposano accanto nella stessa cripta di Assisi e che Giotto ritrae assieme nella Basilica Superiore d’Assisi. 

La presentazione del libro, a cura della Biblioteca comunale ‘Francesco Cini’, e’ stato un successo. Introdotta da Federica Maccioni è stata anche l’occasione per ricordare Ivana Lorenzini, la grande direttrice scomparsa a fine 2016, che aveva inaugurato con Lucia Tancredi una consuetudine di accoglienza letteraria di cui l’incontro di ieri è stato in ordine di tempo l’ultima tappa.

All’incontro è intervenuto il giornalista Maurizio Verdenelli con una doppia testimonianza personale come cronista prima de ‘La Nazione’, poi come inviato speciale de ‘Il Messaggero’. La prima riferita alla scoperta, anni fa, del vero luogo della morte di San Francesco a S.Maria degli Angeli, ora ‘segnato’ dalla Cappella del Transito a pochi metri dalla Porziuncola all’interno della Basilica. La seconda è stata rivolta, invece, alle Giornate interreligiose volute da san Giovanni Paolo II che hanno fatto di Assisi la Capitale mondiale della Preghiera dove s’incontrano Popoli e le diverse Fedi nel nome del Santo la cui grandezza (già ammirata da Gandhi, ha ricordato Verdenelli parlando di Aldo Capitini) è pari alla sua formidabile preveggenza – attraversando i secoli – sul futuro del Pianeta. (foto di Luciano Carletti)

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