Emergenza casa, lavoro, cultura, un corso di Management dello Sport per offrire opportinità ai giovani: le risposte del primo cittadino
Intervista a Raimondo Cacciotto, sindaco di Alghero
Sindaco, siamo giunti quasi a metà mandato. Facciamo un riassunto di questi due anni?
“È stata principalmente una stagione di pianificazione. La città ha bisogno di regole per svilupparsi su progetti che possano farla crescere davvero, anche culturalmente. Siamo, con orgoglio, pronti a portare in aula il Piano Urbanistico Comunale, è dai tempi del sindaco Sechi (da quarant’anni) che se ne parla ma poi è sempre mancato l’atto finale. È una grande sfida che è stata preceduta negli anni dal piano di valorizzazione della bonifica e dal piano particolareggiato del centro storico e di Fertilia. Abbiamo lavorato sul PUC nelle parti che abbiamo ritenuto più deboli, in una lettura nuova aderente alla realtà dei nuovi numeri della città. Abbiamo lavorato sul tema della perequazione, soprattutto, in modo che ci sia più giustizia sociale e affrontato il tema della casa, a cui dobbiamo dare risposte perchè è un’emergenza. Nelle città turistiche si soffre molto, c’è una ‘fascia grigia’ della popolazione che ha difficoltà, pur avendo reddito, a trovare appartamenti in affitto sul lungo periodo. La città ha bisogno di uno sviluppo organico anche su questi temi”.
Ecco, se dovesse descriverle in poche parole, quali sono le criticità di Alghero?
“Abbiamo un’economia prevalentemente basata sul turismo e questo incide sullo sviluppo demografico della città. C’è infatti tutta una fascia di giovani, quella che va dai 19 ai 35 anni, che stiamo perdendo perchè non trova lavoro stabile: vanno fuori, è un’esperienza fondamentale – io stesso ho fatto l’Erasmus a Barcellona, è stata una grande esperienza di vita – ma poi non rientrano perchè non ci sono le condizioni. Al tempo di Soru, fu varata una interessante misura, il ‘Master and Back’, la Regione sosteneva gli studi universitari fuori dall’Isola per un percorso di rientro. Geniale, ma non ha avuto un grande seguito. Possiamo lavorare sul settore turistico per creare nuove opportunità lavorative, differenti rispetto alla ricettività e alla ristorazione: costruire percorsi enogastronomici, di valorizzazione delle nostre eccellenze paesaggistiche e architettoniche. È fondamentale destagionalizzare, anche con eventi sportivi di alto livello. È un’opportunità da non perdere. I giovani hanno partecipato assistendo agli eventi e contribuendo a crere nuove professionalità legate allo sport. Un corso di Management sportivo sarebbe l’ideale per dare loro le basi. Dobbiamo essere creativi, anche in collaborazione con l’Università”.

Un turismo differente, ma con il problema dell’aeroporto che rimane. Ma gli scali sardi non si possono mettere d’accordo?
“Ci deve essere una regia regionale per stabilire una mission comune. Ricordo una frase del responsabile della società di gestione del nostro scalo e di Olbia, l’ing. Pippobello: ‘Il Nord Sardegna è un aeroporto con due piste’. Quindi con la CCIAA Nord Sardegna e Confcommercio, le società di gestione oltre ai Comuni, abbiamo costruito un comitato che lavora proprio sulle politiche di allargamento della stagionalità. Contribuiscono tutti: noi per esempio ci mettiamo risorse dalla tassa di soggiorno, la Camcom risorse proprie, e così via, per interloquire con i vettori, investire in promozione e creare un interesse maggiore all’esterno. Entro l’anno definiremo la parte economica del patto ed entreremo nella fase attuativa”.
Overtourism, troppa gente viene ad Alghero?
“Preferisco avere questo problema che non averlo. Dati dell’osservatorio regionale del Turismo ci dicono che abbiamo avuto l’anno scorso un milione e ottocentomila visitatori, quest’anno abbiamo certamente passato i due milioni. C’è una presenza importante che mette in sofferenza la città a livello di traffico, nell’appalto di igiene urbana, nei servizi ospedalieri. C’è da crescere e spalmare la presenza dei turisti in tutto l’anno. Dobbiamo rafforzare i servizi. Ma faccio notare che non abbiamo bisogno di diventare come la Gallura, dove i turisti spendono di più ma in meno tempo. Dobbiamo diversificare, anche con collaborazioni esterne: con la Fondazione Bruno Kessler di Trento, ad esempio, pensiamo a strategie sul welfare e benessere delle persone. Anche in considerazioni del cambio climatico, Alghero può essere sicuramente vissuta tutto l’anno”.

Giustizia sociale, specie sulle case, ci avete lavorato molto.
“Come le dicevo, riguardo alle case, le risposte sono anche nel PUC. Con il Banco di Sardegna abbiamo studiato un piano che tutela il proprietario dell’immobile in termini di affitto lungo e non solo di affitto breve e contiamo di portarlo a definizione in breve tempo”.
Aspetto fondamentale per crescere è la Cultura.
“Certo. Investire in istruzione e formazione è un nostro dovere per lasciarlo in eredità alle nove generazioni. Pur avendo un grande vulnus: da un lato abbiamo un tessuto associativo ricco, vivace e formato, dall’altro una carenza di location per poter fare tutte le iniziative che abbiamo in testa. Faccio l’esempio delle biblioteche, che hanno pochi spazi. Penso anche ai bambini da zero a dodici anni che non hanno una loro ‘casa’. C’è una vivacità culturale che va però, è bene sottolinearlo, messa ancora più in rete”.
Come immagina Alghero nel futuro prossimo?
“PUC, piano di utilizzo dei litorali e del Parco fissano già dei paletti sul futuro della città. Poi, a livello strategico, ci siamo affidati anche a ‘Lombardini 22’, una società milanese che in sinergia con la nostra amministrazione analizza ogni aspetto di attrattività, anche per imprenditori che vogliono investire. Abbiamo l’area di San Marco che è pronta a essere utilizzata e altre ne possono nascere. Nel settore del Turismo sportivo ci inseriremo in un contesto nazionale, che stimolerà i nostri albergatori a fare un ulteriore salto di qualità. Penso soprattutto al settore paralimpico: ad Alghero ci sono ben poche barriere, il nostro è un territorio inclusivo in tutti i sensi”.
Il salto di qualità è anche sul versante Università.
“Abbiamo un’eccellenza in città, la facoltà di Architettura, ma c’è poca connessione con la città. Bisogna creare maggiori occasioni di incontro. Teniamo anche presente che Alghero non ha una Casa dello Studente. Confidiamo anche nel nuovo Rettore che fra poco avrà l’Università di Sassari. Magari proprio per attivare quei corsi di Management sportivo a cui ho fatto riferimento prima”.




