“Lasciare il lavoro di una vita mette a dura prova anche un sardo tosto come me”. Dopo 37 anni di servizio, Pietro Catzola da Triei, un comune dell’Ogliastra, ha preparato il suo ultimo pasto al Quirinale: gnocchi al pomodoro, pesce condito con olio e timo e spinaci gratinati. “I Presidenti mangiano in maniera francescana”, altrochè ostriche e champagne.

Un abbraccio da Mattarella, il quinto Capo dello Stato servito nella sua carriera (“fatale fu l’incontro su una nave con Cossiga), qualche lacrima e ora i desideri “di tornare più spesso in Sardegna e inseguire ancora i miei sogni”. Catzola è uno dei sardi quasi sconosciuti che hanno fatto la Storia del mondo: in silenzio, con abnegazione, con merito. 

Ci sono talenti che dal Giappone all’Australia, dagli Stati Uniti all’Europa, sono testimonial, con il loro duro lavoro, di questa straordinaria terra.

Invincibili come Riccardo Fois, che fino alla scorsa settimana nessuno conosceva, a parte gli appassionati di basket. Dopo 53 anni di astinenza, i Knicks newyorkesi ritornano campioni della Nba: dietro, c’è il lavoro oscuro di un sardo, lui, che come assistant coach durante tutta la stagione prepara le partite, calcola i dettagli, studia e consiglia.

Un giorvane di 39 anni, come tanti, che avrebbe voglia di tornare anche se lo dice in altro modo (“Più cresci e più ti rendi conto la Sardegna che posto speciale sia, come tutte le isole te la porti sempre dentro. Anche qui a New York quando incontri un sardo è la cosa più bella del mondo, come essere parenti: ti manca la Sardegna e cerchi di crearla coi rapporti umani e col cibo, come puoi”).

Una terra piena di talenti, ma anche di contraddizioni. Perchè, al momento, non offre soluzioni a chi ha nostalgia di casa. Il biglietto è di sola andata: qui si ritorna solo in tarda età.

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