Intelligenza artificiale versus Ragione. La sfida è di tutti

Quanto comprimerà ancora le nostre vite l’intelligenza artificiale, se non la “disarmiamo”? E quanto la nostra Magnifica Humanitas (così si intitola la lettera enciclica di Papa Leone XIV) riuscirà a orientare quella che senza dubbio è la trasformazione più radicale degli ultimi anni? E come “custodire” la persona umana nel tempo dell’AI senza che questa ci sfugga di mano?

Di questo si è parlato ad Alghero, nel Piazzale del Campanile della Mercede, in un dialogo tra il sottosegretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, Padre Antonio Spadaro, e l’Abate del Monastero di San Pietro di Sorres, Padre Luigi Tiana. Sono venute fuori risposte, perchè “il vero nemico non è la tecnica, ma lo è quando si libera dalla responsabilità” come ha sottolineato Spadaro. Già nel 1964 Paolo VI si esprimeva così: “Il cervello meccanico viene in aiuto del cervello spirituale; e quanto più questo si esprime nel linguaggio suo proprio, ch’è il pensiero, quello sembra godere d’essere alle sue dipendenze”. L’uomo tecnologico rispondeva ancora all’uomo spirituale. Questo patto “di servizio” reciproco sembra essersi rotto.

Poche ore prima dell’incontro, un giovane ricercatore inglese, Jacob Coxon, specializzato nel pre-addestramento dei modelli IA per Anthropic, la compagnia Usa leader nel mercato AI, aveva dato le dimissioni, lanciando un monito all’intera umanità: in tema di sicurezza, la situazione potrebbe sfuggire di mano alle stesse aziende già entro la fine del prossimo anno e lo scenario prospettato è l’estinzione della specie umana entro la fine del decennio. Una catastrofe annunciata frutto della competizione sfrenata e senza regole dei big players che maneggiano l’intelligenza artificiale.

Sembra non esserci più speranza. Immettiamo dati ma non dialoghiamo. Siamo noi stessi ad “armare” gli algoritmi, fornendo informazioni e abitudini, dati che si ritorceranno contro noi. “Non possiamo consegnarci alle macchine – afferma Spadaro – Solo l’esperienza può fare la differenza. Se conoscenza e relazioni sono bisogni antichi dell’umanità, oggi il ‘cervello spirituale’ si chiude nei limiti del ‘cervello meccanico’ e questo fa sì che l’intelligenza artificiale metta in discussione il primato della Ragione”. 

E’ dall’Humanitas “magnifica” che si può ripartire. Dall’unicità dell’essere umano e dalla sua forza di amare (sentimento che le macchine non conoscono), di creare e immaginare (e quindi mandare in tilt l’elaborazione dei computer, che non seguono che logiche scientifiche), di scompaginare il gioco e rischiare (la parola chiave secondo Spadaro).

Disarmare la macchina, insomma. Disordinare (Il computer in spagnolo si chiama “ordenador”, in francese “ordinateur”). Trasformare l’incresciosa “libido dominandi” dei nostri tempi, il desiderio di comando, in “libido amandi”.

Solo l’amore ci può salvare. E in ciò la Chiesa, mettendo in campo il Sacro e relazionandolo alle nuove tecnologie, dimostra ancora una volta la sua attualità. Non ha paura. Non ne ha avuta neanche Leone XIV prima di scrivere l’enciclica, quando scelse il proprio nome proprio in onore a Papa Leone XIII che “con la storica enciclica Rerum Novarum affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale, e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi del”intelligenza artificiale che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro”.

Al dibattito, moderato dai giornalisti Gianni Garrucciu e Erika Pirina, hanno contribuito il sindaco di Alghero Raimondo Cacciotto (sottolineando in apertura appunto di “quanto ci sia bisogno di recuperare la capacità relazionale”), il vescovo della Diocesi di Alghero-Bosa, padre Mauro Maria Morfino, Padre Pasquale Agostino, il presidente dell’associazione Maestrale Roberto Tedde, Maria Luisa Secchi, presidente regionale UCSI Sardegna.

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