“Non lasciare tracce che il vento non possa cancellare, non adagiarti sui passi compiuti, non lasciarti trattenere, divaga per altri sentieri, rimettiti in cammino per cercare ancora”. Sembrano cucite addosso a Salvatore Nurra e Marielle Derouet queste parole del più grande viaggiatore di sempre, Bruce Chatwin.

Lui andava a piedi, oltrepassando le cose – “immagine della disgregazione” – in cerca di qualcosa di divino e profondamente personale, il viaggio appunto. Salvatore e Marielle, una coppia nella vita e nelle avventure, hanno scelto il mare: il “deserto blu” da percorrere in lungo e in largo con trasversate di mesi interi. Venezia-Istanbul per esempio, o la difficile Strada di Ulisse, cinquemila miglia di navigazione, in cui si passa per certo da Troia e Canakkale, in Turchia, ma poi si prosegue incerti, alla ricerca di luoghi e segnali antichi e misteriosi.

No, non ci si ferma. Salvatore è di Romana, in Sardegna, si trasferì in Francia con la sua famiglia a dieci anni, e poi, da ingegnere civile, ha avuto successo con l’azienda che ha fondato, fino a che l’ha ceduta alle soglie dei 60 anni. Là, in terra transalpina, ha conosciuto Marielle.

Da 13 anni sono in viaggio “perenne”. L’epidemia del Covid li “sorprese” in Repubblica Domenicana nel 2019 e li costrinse a fermarsi: venivano da una traversata partita da Alghero, proseguita per Gibilterra, Isole Canarie, Capo Verde, Grenada, Antille. “Una vita diversa? No, non me la immaginerei – sottolinea Salvatore durante il racconto delle sue epiche avventure – Però mi chiedo sempre come sarebbe andata la mia vita se fossi rimasto in Sardegna. Quest’isola è il mio cuore e la mia mente. Marielle, dopo tanti anni, è la più sarda di tutte”.
“Jazz boat” viene chiamata l’imbarcazione dei due, che in realtà si chiama “Su cantu e su entu”, “Il canto del vento”, e ha i 4 Mori in evidenza a ogni latitudine. E questo per la passione di Salvatore per questa musica che fa riflettere e oltrepassa ogni silenzio.
Scriveva Umberto Eco che “L’aria fresca della sera è il respiro del vento che si addormenta placido tra le braccia della notte”. Ecco, mettete Chet Baker nella notte e pensate intensamente al viaggio, l’unico motivo per cui forse tutti noi siamo vivi.



