(di Massimo Potenza) – “L’unica parola che Elizabeth conosce in italiano è Bulgari”, così Richard Burton di Elizabeth Taylor; anche Gianni Bulgari è lì, accompagna il diamante Krupp da 33 carati che userà Elizabeth nelle scene di “Boom”, “La scogliera dei desideri”, di Joseph Losey tratto da un opera teatrale di Tennessee Williams, “The Milk Train Doesn’t Stop Here Anymore”, quello del ‘La gatta sul tetto che scotta’ per intenderci.
Le riprese iniziano il 7 agosto del ‘67, con quel diamante si poteva comprare un intero quartiere di Alguer, ma Richard Mac Donald, lo scenografo, è già qui da tre mesi, ha costruito villa Flora Goforth con uno stile modernista e futuristico al costo di 500.000 dollari, altro bel pezzo di Alghero!
Una meravigliosa e gigantesca scenografia in legno, gesso con ampie vetrate e tetti che ricordano le ali di gabbiano. Si erge sulla punta estrema di Cala Barca, un punto dove il Maestrale è potente tanto che la struttura deve essere ancorata alla roccia con cavi d’acciaio.

Al termine delle riprese la villa fu completamente smantellata, come previsto da accordi con le autorità locali per i vincoli ambientali della zona oggi parco naturale.
Eppure non parliamo di una produzione hollywoodiana: il film di Losey è targato GBR, Gran Bretagna; Losey rischia la persecuzione del senatore McCarthy e si trasferisce in Inghilterra, per fortuna oggi Trump è un bancarottiere che se la prende solo con capi di stato e politici dissenzienti, ma lascia perdere gli intellettuali per fortunata ignoranza di entrambi!
Tennessee Williams è additato per degli orientamenti sessuali poco accetti nell’ America dell’epoca. Liz Taylor e Richard Burton devono “girare” all’estero per abbassare la pressione fiscale americana.
Insomma, un film già maledetto, che la critica avrebbe poi massacrato per un probabile servilismo politico. Un capolavoro nel giudizio del suo mite e riflessivo autore, Tennessee Williams, che si poteva incontrare spesso sotto le torri con un taccuino in mano, un caffè o con un vermentino vicino alle barche dei pescatori che lo ipnotizzavano; un uomo distinto da una gentilezza malinconica, così il tenero ricordo degli algheresi.

A volte accompagnava quei due matti di Liz e Richard con una vodka lui e un’ichnusa, appena scoperta, lei. Li accompagnava in silenziosa ammirazione, intravedeva un vero amore nonostante le continue liti. Probabilmente le guardie, che li seguivano ovunque per via del diamante e di un rischio di rapimento, avrebbero fatto meglio a proteggerli da loro stessi!
Barocco, esistenzialismo, decadentismo sono pesanti nell’aria della bianca villa di Flora Goforth il cui diamante finirà per volare dalla scogliera.
Dalla fine delle riprese ad oggi molti sub lo hanno cercato! In realtà quello lanciato è una strepitosa imitazione curata dai costumisti, ma non un diamante vero.
Il fantasmagorico albergo della coppia è villa Las Tronas dove i due hanno un intero piano per sicurezza e per non disturbare, ma le liti sono così rumorose che dagli altri piani della villa gli altri clienti, spesso reali, scappano! Alcuni scrittori furono lungimiranti nel profetizzare il loro rapporto! Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris? Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
Alghero aveva accolto con sospetto quei due divi perché diffidati poco prima dal Vaticano e, nonostante fossero sposati, le 33 chiese di Alghero si oppongono inizialmente ai 33 carati del loro brillante amore.
La presenza della coppia Taylor-Burton nel paese fu un evento senza precedenti per l’Alghero dell’epoca. Il leggendario yacht, il Kalizma, era il centro di feste Hollywoodiane a cui partecipavano star internazionali. Per spostarsi verso il set di Capo Caccia, i due usavano spesso elicotteri o motoscafi privati per evitare la folla di curiosi. Alghero divenne la capitale mondiale del gossip e dei paparazzi appostati ovunque.
Losey non era contento. Al suo debutto nel 1968, la critica è spietata, quasi unanime nel bocciare il film. Il film è un flop colossale al botteghino. “Boom!” ne diviene la metafora! Regia “statica e pretenziosa”, “progetto di vanità”, “coppia troppo concentrata sul proprio sfarzo personale piuttosto che sulla recitazione”, “film assurdo” , Taylor “fuori ruolo nei panni di una donna morente, essendo all’apice della sua bellezza e opulenza”.
Ma poi, con John Waters, il giudizio è cambiato radicalmente: Un’incredibile combinazione tra la recitazione drammatica dei Burton e l’estetica ultra-moderna lo rende un’esperienza visiva ipnotica, impossibile da ignorare.
Nei titoli del film i costumi sono della sartoria romana Tiziani, disegnati da un giovanissimo Karl Lagerfeld. Egli crea, così come lo scenografo, per la Taylor abiti e ambienti che mescolano l’opulenza hollywoodiana con uno stile futuristico e decadente, perfetto per l’atmosfera isolata di Capo Caccia.
Gli abiti e i copricapi esotici indossati da Elizabeth Taylor portano la sua impronta visionaria. L’abito da sposa “samurai” che indossa Liz è un abito bianco con un copricapo ispirato alla tradizione giapponese, richiama il tema della buona morte e del rituale.
I gioielli nel film sono pezzi autentici anche della collezione personale di Liz Taylor. Oggi il film studiato nelle scuole di moda e design per l’incredibile impatto visivo della villa e dei gioielli Bulgari indossati da Liz. è diventato un caposaldo del genere “Camp”, bello perché esagerato e artificiale.
Per la troupe è un esperienza indimenticabile, i ritardi di Liz sono compensati dalla maestria dell’attrice che raramente fa più di un take per una scena. Le riprese a Capo Caccia sono una sfida tecnica senza precedenti per l’epoca, trasformando la scogliera in un set verticale estremo.
Douglas Slocombe è il direttore della fotografia: grandangolo per enfatizzare la vertigine e l’isolamento della villa, gli spazi interni enormi e spogli e le scogliere ancora più scoscese e minacciose. Vengono costruiti lunghi binari per carrellare sul bordo del precipizio, la macchina da presa segue il movimento di Richard Burton che risale la scogliera, creando sia un senso di fatica e ascesa mistica che di baratro e di vuoto.
Per inquadrare la villa bianca incastonata nella roccia rossa, sono utilizzati elicotteri che amplificano il senso di “prigioniera dorata” in un paradiso selvaggio .
La luce di Slocombe enfatizza contrasti netti in linea con il conflitto interiore di Flora: la brillantezza dei suoi diamanti contro l’oscurità della sua malattia e della morte imminente alla quale Chris Flanders offre anche una sorta di pace spirituale attraverso il distacco dai beni materiali, quello che in Sardegna è l’accabadora. I colori vengono spinti al massimo con tecnicolor per rendere il mare di un blu quasi innaturale e il bianco della villa accecante, contribuendo a quell’estetica “allucinata” e onirica tipica del film.
Per la cena tra Flora Goforth e la Strega di Capri, Noël Coward viene portato a spalla su una portantina da servitori muscolosi lungo le strette passerelle della villa a strapiombo sul mare.
Girare di notte su una scogliera nel 1967 è un incubo logistico. Vengono usati giganteschi riflettori alimentati da generatori portati via mare per illuminare non solo gli attori, ma anche i flutti sottostanti, rendendo l’acqua simile a mercurio liquido.
Losey usa molti primi piani strettissimi, close-up, per catturare le espressioni claustrofobiche in antitesi all’ambiente aperto e spaziale. Il gigante addormentato si vede dalla terrazza del Las Tronas mai più cambiata da allora, anche qui c’è “il rumore delle onde”.

Il loro amore era così: una fuga continua tra set cinematografici, yacht e ville imperiali, sempre sull’orlo del baratro.
“Elizabeth è una creatura che emana una tale luce da rendere l’oscurità circostante sopportabile. Ha vissuto dieci vite in una, e le ha vissute tutte con una dignità che nessun critico potrà mai scalfire”.




