(di Massimo Potenza) – Nel cinema un sogno, nel sogno un’idea e poi un’istanza, nell’istanza un percorso determinato e spesso fortunato. Così la vita di Elon Musk dopo aver visto “La spia che mi amava”. Uno degli stimoli forti nella vita di Musk sogna proprio la famosa Lotus Esprit S1 “Wet Nellie” tanto da comprarla nel 2013 a 997.000$. La macchina era stata trovata per caso da una coppia di Long Island in un container nel 1989 che l’aveva pagata 150$. Musk la voleva replicare con la motorizzazione Tesla e pensava di creare anche un’anfibia come nel film, in realtà la macchina subacquea era una creazione della Perry Oceanographics che anticipava i criteri moderni di manovra sugli attuali row.

Comunque queste macchine anfibie oggi esistono e chi ha sognato ne ha fatto con determinazione una scelta di vita fortunata. I produttori Harry Saltzman e Albert R. Broccoli si erano divisi da poco, Saltzman, oberato dai debiti e poco incline al sogno di “Cubby” Broccoli, vendette le sue quote alla United Artist (Charlie Chaplin, D.W. Griffith, Douglas Fairbanks, Mary Pickford). Che errore!
Il film a fronte di una spesa di 14 milioni di dollari fece un incasso di 185 milioni di dollari, cifra molto superiore al precedente Bond, “l’uomo con la pistola d’oro”. Con la sua parte Harry Saltzman avrebbe attappato alla grande i propri debiti, ma evitò di sognare. Chi invece sognava era Cubby Broccoli che contagiava la figlia Barbara che lo seguì in Egitto e per tutte le locations del film debuttando nell’impresa familiare con un incarico pubblicitario a soli 17 anni. Con il padre, in Egitto, cucinarono insieme pasta al sugo per 100 persone quando il catering aveva problemi di approvvigionamento.
La carriera di Barbara decolla, i ruoli sono sempre più interessanti, assistente alla regia, produttore associato, produttrice titolare con scelte coraggiose tipo Judi Dench come donna a capo del MI6. La sceneggiatura, la prima che si scolla dalle trame di Ian Flemig, è scritta da Richard Maibaum e Christopher Wood che continuerà in “Moonraker”. In effetti del libro di Fleming ha solo il titolo! La musica, “Nobody does it better”, nomination agli Oscar, di Marvin Hamlish cantata da Carly Simon e scritta da Carole Baier Sager è un successo planetario. La fotografia è di Claude Renoir nipote di Jean Renoir regista del “la Grande Illusione”, curioso è anche il fatto che il nonno sia il famoso impressionista Pierre Auguste Renoir, ma non per tutto il film.
La scena all’interno della falsa petroliera Liparius, che è in realtà una banchina per sommergibili, vede alla fotografia un famoso regista statunitense che accorse in aiuto del caro amico lo scenografo Ken Adams e dello stesso Renoir che stava perdendo la vista. Il celebre 007 Stage nasce per questa scena ed è il più grande studio di posa dell’epoca. Ken Adams è riconosciuto come il più grande scenografo.
Per questa scena di difficile illuminazione serve un addetto ai lavori fortemente tecnico. Stanley Kubrick aveva sostituito il regista Anthony Mann nel film Spartacus (1960), licenziato dopo circa una o due settimane di riprese perché Kirk Douglas (produttore e protagonista) riteneva che non fosse in grado di gestire un kolossal di tale portata. in quell’occasione Kubrick litigò fortemente con il direttore della fotografia Russell Metty che nessuno all’epoca osava contrastare. Metty, un veterano del cinema, si lamentò del fatto che Kubrick (già noto per il suo perfezionismo, nonostante fosse giovane) stesse praticamente svolgendo il lavoro di operatore e fotografo al suo posto. “Siediti e non fare nulla”. Nonostante i contrasti con Metty proprio quest’ultimo vinse l’Oscar per la miglior fotografia.
Stanley Kubrick, molto curioso delle innovazioni tecnologiche, registiche e sceniche che spesso accompagnano i film di Bond, non volle l’accredito nei titoli di coda per un lavoro fatto per semplice amicizia e interesse professionale.
Le locations sono, Austria, Canada, Egitto, Sardegna e Nassau con le sue troupe subacquee per le scene dentro l’acqua abilmente montate da John Glen, specialista del ritmo e regista delle seconde unità, in futuro uno dei registi più longevi della saga. La location sarda nasce da un sogno, quello di Karīm al-Husaynī, guida dei Nizariti (Ismailiti). È proprio l’Aga Khan che convoglia il film in Costa Smeralda, a Porto Cervo, a Palau, nell’Hotel Cala di Volpe, e sulla spiaggia di Capriccioli e a San Pantaleo dal quale il produttore recluta gli artigiani per i vari reparti.
I cuscini bianchi sui quali si abbracciano Roger Moore e Barbara Bach nella scena finale del film sono di due note sarte di San Pantaleo, Gavina Nieddu e Salvatorica Geromino. Il supporto dato al film e la visione di Karim fanno decollare la costa Smeralda e la Sardegna elevandole a meta turistica internazionale.




