Lotte di classe nel mare della Sardegna. Gennarino e Raffaella “travolti da un insolito destino”

(di Massimo Potenza) – Bottana Industriale, e da lì non si scappa: è la questione centrale. “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” è una pietra miliare del cinema mondiale nonché scontro di classe, politico, di sessi e per di più Gennarino, il comunista, è siciliano e Raffaella, alto borghese industriale, è milanese. Probabilmente neanche i poli nord e sud sono così distanti!

Un capolavoro girato nel 1974 da Lina Wertmuller con una abilità e una fedeltà alla sceneggiatura eccezionali.

La regia si adatta al racconto con toni occasionalmente grotteschi come potrebbe risultare oggi il ricordo di quei tempi.

Una Sardegna curiosa dove poi arriveranno il signor Robinson con Zeudi Araya a svitare le noci di cocco in un film altrettanto drammatico.

Ma è la Sardegna con l’infinita bellezza di cala Luna, cala Fuili e capo Comino che sgancia i protagonisti dai condizionamenti che la società ci inietta come un virus innaturale.

La Sardegna diventa il tessitore magico della storia d’amore nelle strepitose interpretazioni di Giancarlo Giannini e Mariangela Melato.

Il remake di Guy Ritchie, innovatore in ‘Snatch’, con molti più mezzi ed una tecnica ormai evoluta, non raggiungerà i premi e gli incassi dell’originale. La presenza ingombrante di Madonna impone un cambiamento alla storia originale per ‘salvare’ il suo personaggio che avrà un risultato catastrofico sulla struttura del film rendendolo un fiasco colossale premiato come peggior film dell’anno, peggior attrice protagonista assegnato a Madonna, peggior regista per Guy Ritchie, peggior coppia cinematografica (Madonna e Adriano Giannini), peggior remake; il film tracolla economicamente stroncando la già scadente carriera d’attrice di Madonna. La Wertmuller in seguito si pentirà di aver concesso i diritti del film a Madonna.

È nel 1930 che viene varato lo Shamrock V, quadrifoglio nel film, un classe J per affrontare l’America’s Cup. È sul veliero in legno che Raffaella umilia Gennarino che si rifarà sull’Isola indispettendo le femministe italiane che si scaglieranno contro la regista. Lina Wertmuller ha la libertà creativa per il film, cosa rara per l’epoca e per una donna, ma le sue coraggiose scelte si riveleranno vincenti.

Suono in presa diretta occasionalmente forzato al grottesco, fotografia di Ennio Guarnieri con luci crude fortemente contrastate ed accecanti per esasperare i caratteri erotici dei personaggi, spogliandoli progressivamente sulla selvaggia spiaggia dove i protagonisti sopravvivono pescando e mangiando pesce. Con pellicole eastman Kodak che rendono caldi i toni della pelle ed un uso particolarissimo dello zoom la regia entra nell’anima dei personaggi. La “Luce Cruda”: invece di usare i pannelli riflettenti per abbellire i volti (tecnica classica), Guarnieri usò la luce zenitale (quella di mezzogiorno, solitamente evitata dai fotografi perché crea ombre dure). Questo accentuava le rughe d’espressione e la fatica dei corpi. La scelta di non filtrare il blu e il bianco ha influenzato decine di film successivi ambientati in contesti marini, spostando il gusto estetico dal “patinato” al “viscerale”.

Durante il restauro alla cineteca di Bologna sono con i “fuori scena” si è scoperto quanto lavoro di improvvisazione tecnica ci fosse: Giancarlo Giannini e la Melato spesso continuavano a recitare anche quando la pellicola stava per finire, spingendo il montaggio a tagli netti e nervosi, come un film d’azione.

La Wertmüller non scrive un finale felice perché la sua sceneggiatura vuole dimostrare che il condizionamento sociale è più forte della passione biologica. Il destino non è “insolito” perché sono naufragati, ma perché per un attimo hanno creduto di poter essere uguali.

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