Sardi, sempre meno e sempre più anziani. Il Rapporto METE 2026 fotografa una regione in grande difficoltà

Senza politiche strutturali, è un declino irreversibile. Il Rapporto METE 2026, preziosa testimonianza annuale di CREI ACLI Sardegna, testimonia la debacle: in vent’anni l’Isola ha perso oltre 85 mila residenti, il 6,25% della popolazione totale in dieci anni cioè oltre centomila unità, come se Alghero e Olbia insieme scomparissero; è, dopo la Liguria, la Regione più vecchia d’Italia.

Interi paesi dell’entroterra emigrano, i giovani se ne vanno sempre in maggiore numero, quattromila in poco tempo, 133mila residenti AIRE sono Sardi. Calano le nascite, per “sospensione decisionale”: brutta parola che significa incertezza sul futuro, precarietà strutturale e donne che hanno troppe preoccupazioni e attività da svolgere per mettere al mondo figli.

L’indice di fertilità è 0,85, un numero freddo, vuoto, che dice tutto. Le previsioni sono ancora peggio dei dati. Tra 25 anni avremo il 41% delle persone over 64 e il 20% della popolazione in meno.

L’incontro, moderato da Filippo Petrucci, ha avuto come relatori Ignazio Boi (Assessorato regionale del Lavoro), Vania Statzu (responsabile del Rapporto METE per il CREI ACLI Sardegna), Mauro Carta, (presidente ACLI Sardegna), Luisa Salaris (demografa dell’Università di Cagliari), e Francesco Mureddu, (vicepresidente del centro studi “The Lisbon Council”). A loro va il merito di aver perfettamente analizzato lo stato delle cose. Di aver chiesto, come ha fatto Carta, “una progettazione integrata che coinvolga i territori, una cabina di regia, un patto con la Sardegna”. Ma la soluzione per non sparire ancora non c’è.

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