“Ancora oggi c’è chi pensa che la nostra terra sia un gigantesco resort di lusso”. La denuncia di Emma Graziani

(articolo di Jessica Ponti) – Anticolonialismo sardo, femminismo, politica, diritti umani e veganesimo. Sono i temi che Emma Graziani, 21enne di Cagliari, porta nei suoi canali social. Attivista e studentessa di Scienze Internazionali Diplomatiche all’università di Trieste, ha iniziato ad interessarsi di politica da quando era ragazzina, arrivando a creare un format che mischia la satira alla pop culture. L’abbiamo voluta conoscere meglio attraverso delle domande su temi attuali e di pubblico interesse.

Ha ancora senso, al giorno d’oggi, definirsi anti colonialisti sardi? 

L’anticolonialismo deve essere un valore universale e indelebile nella storia coscienza, non solo come sardi, ma prima di tutto come umani. Siamo un popolo che ha subito tanti tentativi di conquista a causa della nostra posizione geografica e ancora oggi la nostra terra viene abusata dai privati che pensano di poterla rendere sia un gigantesco resort di lusso che una piattaforma militare. Dobbiamo sempre tenere in mente che il colonialismo non arriva solo attraverso degli eserciti armati, ma attraverso accordi politico-economici e investimenti.

Perché è importante parlare di femminismo, patriarcato disuguaglianze e socialismo Sardegna? Perché hai scelto un format glamour provocatorio per comunicare le tue idee?


Parlare di femminismo è sempre importante non solo perché come donne non abbiamo ancora raggiunto l’uguaglianza sostanziale, ma soprattutto perché, come ci insegna la storia, i nostri diritti possono essere messi a repentaglio in qualsiasi momento. La mia visione femminista è strettamente connessa ad un orientamento politico socialista perché ritengo che le due più grandi forme di disuguaglianza siano proprio quella di genere e quella economica. In Sardegna abbiamo una splendida eredità socialista e progressista grazie alle figure che hanno plasmato la storia della nostra terra: Gramsci, Berlinguer, Murgia; penso sia un dovere morale portare avanti questa tradizione e continuare a tessere questo filo conduttore che ha reso grande la Sardegna, soprattutto in un periodo in cui è sempre più evidente la necessità di salvaguardarla dallo sfruttamento territoriale ed economico dei privati. 

Quale, tra tutti i temi che affronti, ritieni sia il più criticato dai tuoi conterranei? E perché proprio la “dieta vegana”? 

Quando dico di essere sarda e vegana la prima reazione è sempre di sorpresa e di critica. Questo perché la Sardegna è nota per la sua cucina ricca di carne e formaggi, dopotutto la nostra terra è una terra di allevatori. Eppure il segreto dell’alimentazione sarda, famosa soprattutto per il suo contributo alla longevità dei sardi, non sta nei prodotti animali bensì in quelli vegetali: tantissimi legumi, verdure verdi e frutta secca ricca di proteine. Penso sia giusto guardare anche a questo lato della cucina sarda, non solo buona e genuina, ma sostenibile e cruelty free.

Le tre problematiche più grandi presenti attualmente in Sardegna a livello sociale e politico?

Sanità totalmente al collasso e per un territorio che ha una popolazione prevalentemente anziana questo è un problema enorme.
Inoltre, la fuga dei giovani dovuta alla mancanza di opportunità lavorative nel territorio e ciò comporta anche una mancata innovazione proprio perché chi studia se ne va e c’è una grande perdita di risorse.
E poi, lo sfruttamento territoriale da parte dei privati che cercano di cementificare dei Paradisi naturale per costruire resort di lusso alimentando il settore turistico su cui dipendiamo troppo.

Secondo la tua preparazione accademica, perché la destra trova terreno fertile nelle aree più dispersive sarde? Esistono delle teorie di sociologia politica che ti vengono in mente?

L’estrema destra trova terreno fertile nei piccoli centri abitati, zone dove il tasso di scolarizzazione è molto basso (purtroppo la Sardegna è una delle prime sé non la prima regione per abbandono scolastico). Ma non solo, le zone rurali, i paesini, conservano ancora una mentalità conservatrice che si rifiuta di adattarsi al presente. In più nelle campagne gli agricoltori e gli allevatori patiscono sempre di più l’attuale crisi economica e sappiamo bene che storicamente l’estrema destra si infiltra nelle pance affamate.

Come gestisci i commenti negativi anche quando questi si fanno aggressivi? Qual è il profilo medio del disturbatore? 
Ormai ci ho fatto il callo. Al giorno d’oggi sui social è molto più probabile ricevere insulti che complimenti (per quanto io sia fortunata ad avere tantissime sostenitrici e sostenitori). Internet è diventato uno spazio su cui rigettare le proprie frustrazioni e sfogare il proprio malcontento, per questo per me i commenti negativi si inseriscono più in un fenomeno sociologico che in un attacco personale e tenendo a mente ciò è facile per me non prenderla troppo sul serio. Il profilo medio del disturbatore è il classico uomo di mezza età profondamente misogino e xenofobo; da loro mi arrivano tante minacce di stupro, questo lo trovo intollerabile. 

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