(articolo di Maurizio Verdenelli) – “Dimmi un po’, mi fa Pippo Baudo in quei lunghi anni dominus di Sanremo sul palco dove aveva appena terminato il pezzo con la mia cornamusa, dimmi dunque: cosa ci fa uno di Macerata (che conosco molto bene) con uno strumento tipico della cultura musicale celtica? Io naturalmente non mi scomposi alla ‘provocazione’ del Pippo nazionale. Risposi: ‘Ah? ma non lo sa, dottor Baudo?! Macerata entrerà ormai a breve nella provincia di Dublino…”.
Grandi risate quella sera indimenticabile in diretta Rai all’Ariston e grandi risate ieri sera nel bosco magico del museo mulino di Gelagna Bassa, comune di Serravalle di Chienti, ad un tiro di schioppo da Muccia -affollato da nani in terracotta ed una discreta folla di baby boomers appassionati di civiltà celtica&rock: in una parola del Montelago festival ai nastri di partenza.
Nel bosco appenninico parole e musica by Maurizio Serafini con il figlio Michele e l’intervistatore Gianluca Diamanti, blogger, giornalista professionista, già addetto stampa del Comune di Terni quando ebbe modo di tenere fermi – non capita tanto spesso – i principi e la deontologia di questa non facile professione (cfr confronto con il sindaco Bandecchi). A lui, chi scrive co-fondatore dell’Odg Umbria, va ancora oggi ogni completa manifestazione di stima.

Diamanti ha raccontato tra domande e risposte, tenendo il filo sull’attualità, il Montelago Celtic Festival. “Un modello sold out che si è imposto e che sta vedendo due ‘eredi’ di riferimento sul territorio nazionale. Tradizionalmente, il nostro, ancor prima d’iniziare e pure questo che parte dal 4 al 9 nel consueto ‘teatro’ naturale di Taverne sull’altopiano di Colfiorito” ha detto Maurizio. Che da parte sua si gode in parte il buen retiro del fondatore (“Ormai molto è nelle mani di Michele”) insieme con il co-fondatore, il fraterno amico e sodale Luciano Monceri. Due boomers di qualità stando alle ‘avvertenze’ del libro di Serafini: “Concerto per cornamusa e giramondo” e del “Per fortuna ci siamo persi”. Che è, quest’ultimo, il racconto di viaggi straordinari in Tibet sulle orme di Tucci, poi in Nepal e in Italia su quelle di San Francesco. Giacchè Serafini tiene al ruolo di guida turistico-ambientalista di alto lignaggio.
Chi scrive ha parlato del ‘tanto’ prima di questi due boomers di successo. Dai ‘Vincisgrassi’ ai tormentoni su Macerata, all’editoria, alle performances, alla musica come critica sociale su una città che al solito ha preferito ‘dribblare’ e far finta di non sapere. Vecchia tragica storia.
La serata a Gelagna è stata brillantissima per la regia di Fausto Barboni, padrone di casa, l’eccellente forneria dei ‘Sapori della Valle’ del serravallese Luciano Capeccia e con la partecipazione del sindaco Rinaldo Rocchi e di Venanzo Ronchetti, leggendario ‘sindaco del terremoto’.

Una serata, conclusa con la proiezione del film sul Montelago Celtic festival) e che ha certificato il successo di due ragazzi degli anni d’oro maceratesi. Personalmente ricordo tempo fa mia figlia Maria Chiara pavoneggiarsi col braccialetto d’ingresso di un Montelago. Per tentare di fare colpo su di lei – non c’ero mai riuscito presentandogli alcune star assolute conosciute per via del mestiere – le dissi che conoscevo bene Maurizio Serafini, che anzi era un amico. “Boom!” m’irrise. Già e meglio…boomers. (foto di Emanuela Scattolini)




