”Nel 2023, l’8,4 per cento degli italiani (quasi 5 milioni di individui) dichiara di non potersi permettere di mangiare carne, pesce o un equivalente vegetariano almeno una volta ogni due giorni”. L’Osservatorio Insicurezza e Povertà Alimentare, creato dalle università di Ferrara, Viterbo e Campobasso, ha delineato un quadro che poco ha a che fare con la felicità nazionale per il riconoscimento della Cucina italiana a Patrimonio immateriale dell’umanità.
I dati dicono che nel Mezzogiorno (12,2 per cento) ci si può permettere di mano rispetto al Nord (5,6 per cento): un milione e seicentomila italiani non hanno avuto, testimoniano le cifre relative a due anni fa, soldi sufficienti per acquistare il cibo necessario per vivere. E i numeri sono in aumento, specialmente per i minori del Sud Italia. Il 4,9 per cento (più 10 per cento) delle persone riceve aiuti alimentari, anche nelle regioni più ricche (in Trentino più 89 per cento in tre anni).
I prezzi aumentano intanto: “A novembre 2023 l’inflazione generale è scesa allo 0,7%, ma i prezzi degli alimentari non lavorati hanno continuato a crescere del 5,6% su base annua”.



