Dare voce a chi ha perso tutto. Rossolevante merita un grande applauso

(articolo di Jessica Ponti) – Dall’Italia alla Cina, passando per Baku, Dakar, Londra, Abu Dhabi e Houston: la storia di Rossolevante inizia a fine 2002. I fondatori, Juri Piroddi e Silvia Cattoi, scelsero di debuttare mettendo in scena il “Caligola” di Albert Camus. Poi, dopo svariati anni trascorsi tra spettacoli per ragazzi e adulti, produzioni video e laboratori, nel 2010 nasce “Giorni rubati”, la prima rappresentazione incentrata sulla sicurezza sul lavoro. Lo spettacolo racconta la storia di Giammarco Mereu, sopravvissuto a un grave incidente nella zona industriale di Arbatax nel 2006, a causa del quale ha perso l’uso delle gambe. L’opera riscuote un successo straordinario, portando la compagnia a ricevere inviti da scuole, teatri, aziende e persino dal Quirinale, dove lo spettacolo ha ottenuto la Medaglia di Rappresentanza dal Presidente della Repubblica.

Dal 2010, Rossolevante dedica tempo ed energie a progetti teatrali incentrati sulla salute e sulla sicurezza nei contesti lavorativi, adottando il punto di vista delle vittime. La missione è dare voce a chi si è visto portare via tutto e che spesso, proprio per questo, rimane invisibile. L’educazione passa così attraverso storie di vita vissuta, rielaborate in chiave teatrale. Per la riuscita di queste creazioni, tuttavia, la cura del contesto è un fattore decisivo.

“I messaggi che veicoliamo arrivano solo se il contesto è pronto ad accogliere e se c’è la giusta attenzione. Se, ad esempio, gli spettacoli vengono inseriti all’interno di una cena aziendale di fine anno, sarà un fallimento quasi certo: le persone saranno lì per chiacchierare, bere e mangiare – afferma Juri Piroddi – È fondamentale creare l’atmosfera corretta affinché il messaggio venga recepito”.

Anche la visione del pubblico è centrale nel lavoro della compagnia. Piroddi traccia una distinzione netta: “Usiamo il termine ‘pubblico’ in modo impreciso, come se fosse una massa informe e priva di qualità. Personalmente preferisco parlare di ‘spettatori’: un insieme di singoli individui che condividono un’esperienza nello stesso spazio e nello stesso tempo. Ciascuno porta a teatro se stesso, con tutta la sua proiezione di desideri, aspettative, sogni, incubi, con il suo passato e i suoi trascorsi. È così che in ogni spettacolo, ogni spettatore proietta una parte di sé”.

Oltre alle performance e i tour, vengono organizzati laboratori teatrali per i ragazzi delle scuole superiori ma anche progetti per adulti come l’oramai storico Laboratorio Teatrale Permanente Ogliastrino che, dal 2008, da sempre in modo gratuito, si tiene nel Teatro San Francesco di Tortolì, Comune in cui ha sede la Compagnia.

Negli anni la compagnia ha collaborato con grandi realtà industriali e istituzionali, tra cui Saipem, Eni, Snam, Rete Ferroviaria Italiana, We Build, Autostrade per l’Italia, Pirelli, A2A e l’Istituto Culturale Italiano ad Abu Dhabi. Cruciale è stato l’incontro con la Fondazione LiHS, che si occupa di diffondere la cultura della sicurezza tra i giovani e che ha sostenuto la diffusione di molti spettacoli, incluso un riadattamento delle Avventure di Pinocchio.

Grazie a uno staff poliglotta, capace di recitare in italiano, sardo e inglese, la compagnia viaggia costantemente; la prossima meta internazionale sarà la Cina. Ma l’impegno di Rossolevante supera i confini della sicurezza sul lavoro, toccando anche le tematiche ambientali e la valorizzazione della tradizione locale. Questo avviene anche attraverso canti in lingua sarda, come i testi scritti da Ilenia Sara, contadina, modista e poetessa di Serramanna.

Nata come un piccolo progetto, Rossolevante è oggi una realtà teatrale nomade che usa il palcoscenico per educare (in modo poetico) su temi complessi e spesso scomodi. Il teatro riprende così la sua funzione più pura: non semplice intrattenimento, ma spazio di riflessione che stimola il senso critico attraverso il linguaggio visivo.

“Ogni spettacolo, fin dalla sua genesi, è un percorso di conoscenza di me stesso e degli altri. Ringrazio la vita per avermi permesso questo lusso – conclude Piroddi – Con le difficoltà, le tragedie anzi, del mondo, fare teatro è un privilegio che unisce la mia passione alla mia quotidianità, tanto da non riuscire più a distinguerle. Faccio teatro perché è lo strumento che mi fa sentire vivo”.

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