“Io qui non ci dovevo venire. La strada è sempre la stessa”. Con la sua scrittura essenziale, in una terra sospesa e un tempo che appartiene alle cose più che agli umani, Nicola Salvio nel suo “C’ero una volta io” (EC edizioni) ci mette di fronte all’unica verità che la letteratura può offrirci: non esiste un significato ultimo, in noi vivono solo ricordi e fantasmi, e allora bisogna tagliare i versi e ripulire le parole come se la realtà fosse una scena del crimine. Perchè là qualcosa è successo.
Natura e Destino sono incombenti in questi eccellenti racconti, schizzi di un’Italia che non c’è più, fatta di quei personaggi, oggi quasi mitologici, che inevitabilmente saranno consegnati all’oblio, dopo queste pagine. La scrittura di Salvio, le perle levigate che sono le sue storie, ci conducono a noi: all’altro di noi che è passato, alla vita vissuta come se fosse l’eterna attesa di un temporale.
Non c’è ragione ultima nei racconti, ma solo esseri perduti, vittime di grandi solitudini e di una certa obbedienza forzata perchè la vita spegne i desideri. Quella di Salvio, che vive da tanto tempo ad Alghero ma è originario di Altavilla Silentina, è una Spoon River dei suoi luoghi. E’ una sorta di registro delle passioni vissute, degli amori mancati, delle occasioni perdute. Delle paure di allora ancora oggi incombenti. Delle casualità che hanno governato le vite di questi “attori” dei racconti.

Nella prefazione di Giommaria Monti si legge che i racconti di cui parliamo “sono folate di vento gelido quando lasci la finestra aperta”. C’è l’attesa di qualcosa che si manifesterà, la preparazione di una fuga che non avverrà, la Storia (come ne “La morte di Stalin”) che entra prepotente nelle vite di ognuno. Senza incidere perchè è già tutto scritto. C’è soprattutto il rimpianto di ciò che è stato e non sarà mai più.
Un libro imperdibile che svela un grande scrittore che conosce perfettamente limiti e solitudini. “E non guardo la casa. Non voglio vederla”. Come Borges, Salvio sa già che la poesia ci salverà. Ricordate il racconto “Cattedrale” di Raymond Carver? Lui e il cieco chiudono gli occhi e disegnano insieme una cattedrale mai vista.




